Picture by Steno Tung

sabato 13 novembre 2010

Non c'è più niente che abiti questo posto, nulla più

Non c'è più niente che abiti questo posto, nulla più.
Sono andati via tutti ormai. La casa è quasi del tutto vuota.
Un materasso a terra senza lenzuola, bottiglie prive di vita.
Il sole filtra dalle persiane poggiandosi su un libro, l'ultimo.
La sola cosa che mi ricorda che forse c'è ancora qualcuno.
Ma non c'è più niente che abiti questo posto, nulla più.
Solo il libro preso in biblioteca, usurato come le strade del mondo.
Sul retro c'è un numero di telefono; forse c'è ancora qualcuno.
Compongo il numero, interminabile è l'attesa; ma forse c'è ancora qualcuno.
Una voce senza tempo mi risponde.
Lidia è il suo nome.
Non so chi sia, non sa chi sono.
Mi dice che sta per prendere un treno; mi chiede di raggiungerla.
Allora c'è ancora qualcuno.
Esco, non posso restare. Non posso essere l'ultimo.
C'è ancora qualcuno.
Non c'è più niente che abiti questo posto, nemmeno io ormai.
Sul pavimento impolverato lascio un'ultima traccia:
"se i treni partono, vorrà pur dire qualcosa".

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