Picture by Steno Tung

giovedì 18 novembre 2010

Stasi

Vedo molti topoi di quella serata, alcuni di essi ricorrono in altre serate. Vedo un postaccio poco fuori dal centro. Un posto dove bere costa poco, davvero poco. Vedo gente venuta da Marte, o da Giove. Non ricordo mai la provenienza della gente del Magazzino.  Vedo le solite sempre sconvolgenti amicizie al mio fianco;  vedo che in una cosa sono davvero bravo: nel circondarmi di gente che conosce il significato delle cose.
Vedo anche il solito sentimento altalenante di noia, rabbia entropia.
Vedo Matteo sbronzo, non troppo. Vedo che barcolla abbastanza da mostrami le sue labbra violacee di etanolo. Lo vedo accostarsi ad un tavolino già traballante. Lo vedo appoggiarsi con far goffo. Vedo un bicchiere. Vedo del vino in quel bicchiere. Vedo Matteo muovere in modo costante il tavolino. Vedo il bicchiere oscillare vorticosamente sul bordo del tavolino. Vedo tutto questo mentre sono a mezzo metro dal tutto. Posso dire qualcosa a Matteo. Posso spostare il bicchiere. Posso ma resto a guardare. E mentre penso il bicchiere cade e mi sporca di vino le scarpe.

Vedo me ancora fermo e in quel preciso istante un ricordo lontano irrompe nella mia testa. Vedo me immobile. Vedo lei pian piano scivolare via. Vedo lei a mezzo metro da me. Potrei afferrarla. Vedo me sempre immobile. Vedo la sua immagine sfuocata e lontanta. Potrei raggiungerla ancora. Potrei ma non lo faccio. Vedo solo il buio e lei ormai è parte di quel buio. La stasi non è una condizione, è una scelta.

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