... E forse non mi rendo conto che in questo preciso momento i mie capelli stanno crescendo;
e forse non mi rendo conto che dal momento in cui l'ho conosciuta scrivo la lettera "a" proprio come faceva lei;
e forse non mi rendo conto che spesso ciò che desidero e ciò che non vorrei mai avere, coincidono;
e forse non mi rendo conto che la prima cosa che vorrei fare non appena giunto in qualsiasi posto, è andarmene;
e forse non mi rendo conto del perchè mi sveglio sempre alle 4 e 40 del mattino;
e forse non mi rendo conto che spesso la massima aspirazione a cui ambisco è l'anonimato:
e forse non mi rendo conto che più cerco di sembrare normale e più mi sento un alieno;
e forse non mi rendo conto che il solo guardare mi rende colpevole;
e forse non mi rendo conto che il nulla arriva sempre prima di qualsiasi altra cosa;
e forse non mi rendo conto che i pelucchi delle calze che si depositano sul fondo delle scarpe, rendono la punta più dura e resistente;
e forse non mi rendo conto che delle volte ci nutriamo di pezzi di vetro solo per sedare il deleterio bisogno della fame;
e forse non mi rendo conto che la rassegnazione è un lusso che non posso più permettermi:
e forse non mi rendo conto di quel qualcosa che più di qualcos'altro riesce a farmi ululare, gridare, strapparmi i capelli;
e forse non mi rendo conto che la vita del fuco non fa per me;
e forse non mi rendo conto che più ingoio l'amaro e più il dolce mi sembrerà ambrosia;
e forse non mi rendo conto che l'astinenza crea dipendenza;
e forse non mi rendo conto che finchè si è incazzati si può stare tranquilli;
e forse non mi rendo conto che la solitudine è la massima espressione della mia forza, ma al tempo stesso la massima espressione della mia debolezza;
e forse non mi rendo conto che i segnali di fumo vengono scambiati come pericolo d'incendio;
e forse non mi rendo conto che nn servono delle sbarre per poterti sentire recluso;
e forse non mi rendo conto di quanta bellezza mie perdo quotidianamente;
e forse non mi rendo conto che non ci sono più parole, ma si può solo urlare;
e forse non mi rendo conto che l'inferno siamo noi;
e forse non mi rendo conto che ho le risposte, ma ho dimenticato le domande...
Picture by Steno Tung
sabato 18 dicembre 2010
martedì 7 dicembre 2010
Chroma
Era una notte in cui tutto poteva succedere. Il sonno non ne voleva sapere di farmi compagnia, per questo decisi di andare in soffitta. Erano anni che non vi andavo. I miei piedi nudi lasciavano tracce ben visibili sul tappeto di polvere. Eccola, era la doveva l'avevo lasciata.
Una vecchia lampada da tavolo degli anni '40, nel pieno stile delle lampade da interrogatorio poliziesco. L'accesi e rivolsi la luce nel buio verso di me. In un istante la mia mente cancellò i colori, e le immagini divennero in bianco e nero. La lampada divenne il proiettore, il mio volto la pellicola e la parete lo schermo su cui scorrevano le immagini.
Misi su un vecchio vinile di Robert Johnson per rendere l'atmosfera ancora più scenica. I primi ricordi oltre ad essere in bianco e nero erano anche sfuocati e mal illuminati. All'epoca parlavo una lingua molto semplice, e di riflesso pensavo in modo semplice. Poi d'un tratto una mano comparve sullo schermo e pose una maschera sul mio volto. Era bianca, di un bianco sporco. Il volto era inespressivo e solo gli occhi mostravano esistenza. Man mano che il volto assorbiva la maschera; la pellicola cominciò ad essere ben illuminata e messa a fuoco. Acquisì emotività.
Gli anni della mia vita continuarono a scorrere sulla parete ed ecco d'un tratto un'altra mano comparire sullo schermo e porre un'altra maschera sul mio volto. Era diversa dalla precedente. Era rossa. Rosso scarlatto. Mostrava rabbia, m'impauriva. Mentre il mio volto assorbiva anche quest'altra maschera, lo spettro dei colori rossi cominciò a catturare alcuni oggetti nella pellicola e il mio volto cominciò a mostrare espressività.
Eccone un'altra grigio ghiaccio, ed un'altra nero orrore. Blu... Verde... Giallo... Viola... Decisione, Speranza, Delusione, Stupore. Mani che pongono maschere, colori che mostrano conoscenza. Ed ogni sfumatura porta con se nuovi scenari. Infiniti colori a dare forma al mio volto, in attesa della prossima mano, della prossima maschera, del prossimo colore da poter inscenare nella quotidianeità.
Una vecchia lampada da tavolo degli anni '40, nel pieno stile delle lampade da interrogatorio poliziesco. L'accesi e rivolsi la luce nel buio verso di me. In un istante la mia mente cancellò i colori, e le immagini divennero in bianco e nero. La lampada divenne il proiettore, il mio volto la pellicola e la parete lo schermo su cui scorrevano le immagini.
Misi su un vecchio vinile di Robert Johnson per rendere l'atmosfera ancora più scenica. I primi ricordi oltre ad essere in bianco e nero erano anche sfuocati e mal illuminati. All'epoca parlavo una lingua molto semplice, e di riflesso pensavo in modo semplice. Poi d'un tratto una mano comparve sullo schermo e pose una maschera sul mio volto. Era bianca, di un bianco sporco. Il volto era inespressivo e solo gli occhi mostravano esistenza. Man mano che il volto assorbiva la maschera; la pellicola cominciò ad essere ben illuminata e messa a fuoco. Acquisì emotività.
Gli anni della mia vita continuarono a scorrere sulla parete ed ecco d'un tratto un'altra mano comparire sullo schermo e porre un'altra maschera sul mio volto. Era diversa dalla precedente. Era rossa. Rosso scarlatto. Mostrava rabbia, m'impauriva. Mentre il mio volto assorbiva anche quest'altra maschera, lo spettro dei colori rossi cominciò a catturare alcuni oggetti nella pellicola e il mio volto cominciò a mostrare espressività.
Eccone un'altra grigio ghiaccio, ed un'altra nero orrore. Blu... Verde... Giallo... Viola... Decisione, Speranza, Delusione, Stupore. Mani che pongono maschere, colori che mostrano conoscenza. Ed ogni sfumatura porta con se nuovi scenari. Infiniti colori a dare forma al mio volto, in attesa della prossima mano, della prossima maschera, del prossimo colore da poter inscenare nella quotidianeità.
Iscriviti a:
Post (Atom)