Picture by Steno Tung

martedì 26 ottobre 2010

Black Francis

Quel mattino, Marta fu risvegliata dal suono insistente e beffardo del campanello. Erano appena le sette, troppo presto anche per lei. Abituata a svegliarsi di buon mattino, ma il sabato no, il sabato era sacro; non dovendo lavorare. Il campanello continuò a suonare per qualche minuto; per il bene della sua psiche, e di quella dei suoi vicini, fu costretta ad alzarsi.
Era Alex, sveglio incredibilmente così presto. Probabilmente, anzi, non era ancora andato a riposare. Quell'inverno dall'altra parte era stato particolarmente instabile, riflettendo i suoi cambiamenti anche su Alex; affetto da metereopatia cronica. L'odore del freddo invernale si manifestò col suo arrivo raggelando il già compromesso risveglio di Marta.
Marta aveva ancora il cervello atrofizzato dal sonno. Le palpebre a mala pena mostravano le pupille e la sua deambulazione non era di certo stabile. Non era neanche del tutto sicura se quello che percepiva era reale o frutto del mondo di Morfeo.
Sogno o realtà non aveva molta importanza; Alex era la per qualche motivo.
So bene che manca più di un mese al tuo compleanno, ecco il tuo regalo... Crescilo come se fosse tuo figlio, ma ti prego non farne una borsa!”.
Marta prese il grosso e pesante pacco per le sue braccia esili e poco abituate a portare pesi. Il suo corpo era atletico ma minuto, non superava i 50 kg di peso, 1,60 m la sua altezza.
Posò il pacco sul tavolo. Voltandosi si rese conto che Alex era già andato via, praticamente fuggito. Non diede molta importanza a quell'insolita situazione; Alex l'aveva abituata a stranezze molto più improbabili.
Chiuse la porta ed ancora rintronata se ne tornò a letto. Un paio d'ore più tardi fu nuovamente risvegliata da un trillo; questa volta era la sveglia.
Il sonno in seconda battuta aveva cancellato tutto quello che era successo le due ore precedenti. Per questo, mentre faceva colazione, rimase stupita di quel grosso pacco dagli incarti fluorescenti.
Rimase a fissarlo per qualche minuto. Prese il telefono, compose il numero di Alex, cercando delle risposte. Il telefono squillò invano, ma nessuna voce dall'altra parte diede spiegazioni.
Decise di scartarlo, convinta che il contenuto potesse darle una qualche risposta. Lo scartò con una certa cura, intuendo che contenesse qualcosa di delicato.
Il dono non portò nessuna risposta. Anzi, oltre ad incrementare la sensazione di stupore e incredulità; portò un notevole sentimento di terrore. Istantaneo, in pochi secondi il suo corpo diventò duro come il marmo, non riuscendo a muovere alcun muscolo del suo corpo.
I suoi pensieri erano anchilosati alla scatola cranica. Il regalo consisteva in un pitone reticolato di sette metri. Il muso dorato sfumava pian piano fino a prendere un color bronzo con diversi motivi di colore nero e dorato verso la coda.
Quella sensazione di stupore e sorpresa continuarono ad intontirla per le settimane successive. Alex, l'unico che potesse farle capire qualcosa era scomparso. Non aveva lasciato spiegazioni, né alcun tipo di recapito; era semplicemente sparito.
Altri punti interrogativi si aggiunsero a quell'incredibile storia.
Il tempo trascorreva come sempre e Marta alla fine capì che il pitone era il regalo d'addio. Alex che in due anni mai le aveva donato qualcosa. Disturbi psichici a parte. Dopo qualche mese, anzi, di Alex non vi era più traccia nei pensieri di Marta; come se non ne avesse mai fatto parte.
Ben presto lo stupore mutò in un sentimento di affetto che cominciava a mostrare per quel rettile. Black Francis, decise di chiamarlo così.
In pochi mesi quel sentimento di affetto evolvette ulteriormente avvicinandosi al sentimento che provava per Alex. Qualunque esso fosse.
Black Francis divenne l'essere con cui stabilmente Marta aveva quello che più si avvicinava ad una relazione. Per lui mutò il suo essere. Lei, vegana convinta, ogni settimana non mancava mai di comprare topi surgelati per il proprio “boy”. Aveva cambiato l'arredamento del suo appartamento ricoprendolo di tappeti per rendere più agevole il suo strascicare per la casa; sempre alla ricerca del posto più caldo ed umido.
Delle volte, la voglia si faceva sentire, e Marta approfittava della fisionomia di Black Francis, che ben si prestava per soddisfare il proprio bisogno. Lo considerava il partner più dotato che avesse mai avuto. Coi suoi quasi sette metri di lunghezza. Lo prendeva dalla coda, mentre Black Francis era intento a consumare il proprio pasto. Spostava delicatamente gli slip e cominciava a sfregare la punta della goda sul suo clito. Continuava così per qualche minuto finché le sue labbra morbide e bagnate erano pronte ad accogliere il retro del rettile. Data la larga circonferenza del corpo di Black Francis, Marta riusciva a penetrarsi con pochi centimetri del suo corpo; Black Francis gli procurava un grande piacere. Piacere dato soprattutto dal corpo scabro e duro del rettile. Non era un'operazione semplice e sempre praticabile; ma quando fatta con la giusta grazia dava grandi soddisfazioni. Una sorta di “consolador” naturale.
Marta ormai era diventata un fantasma. Dopo il lavoro si rinchiudeva in casa; gestendo la propria vita in funzione di Black Francis. Non la si vedeva praticamente più al “Posto”, tanto è vero che tutti cominciarono a chiedermi notizie di lei; essendo la sua gemella..
Mi parlava spesso di Black Francis; soprattutto di quei piccoli comportamenti, vicini a quelli umani, che con grande attenzione si potevano osservare sul rettile. Smise di cercare gli esseri umani e i loro talvolta bizzarri comportamenti, cercandone la loro simulazione nel rettile.
Le piaceva, sopra ogni cosa, quando ritrovava il pitone involto a spirale ai piedi del letto. Dovette comprare un letto più grande e robusto che potesse sopportare il peso del rettile. Black Francis arrivò a pesare oltre 60 Kg l'ultima volta che lo vidi.
Durante la nostra ultima telefonata Marta era turbata ed innervosita. Mi disse:
Sai sono preoccupata, Black Francis è molto strano ultimamente. La mattina lo ritrovo srotolato e disteso per il lungo al mio fianco. E' un comportamento che non ha mai avuto. Spero che non abbia qualche male. Penso di portarlo dal veterinario tra qualche giorno, anche se non è facile trovare veterinari specializzati in rettili”.
Marta non la sentì per un paio di settimane. Ricevetti invece la telefonata della polizia. Mi chiedevano di andare a riconoscere la vittima.
Non sono del tutto certa, ancora oggi dopo molto tempo, che quella fosse mia sorella. Gli acidi gastrici del rettile avevano corroso il suo volto, il suo corpo. Ma la farfalla tatuata sulla schiena, durante il viaggio in Francia per il nostro diciottesimo compleanno mi convinse che era lei. Quando l'avevano ritrovata, il rettile era supino intento a digerirla. Ci avrebbe messo 3-4 mesi, forse di più secondo il medico legale. Aveva impiegato circa cinque ore per fagocitarla. Marta non si accorse di nulla, prendeva massicce dosi di sonnifero per addormentarsi.
Il veterinario successivamente mi spiegò i motivi dello strano comportamento del rettile. Non si dispiegava al suo fianco perché stava male, gli stava solo prendendo le misure.

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