Entrai nel solito bar del centro, e per una volta cercai di non sentirmi fuori. Lei era nuova, e non mi conosceva ancora. Ma con un cenno capì subito cosa volevo. La nebbia era così fitta che pareva fosse penetrata anche nel locale. Portò da bere al mio tavolo e nel chinarsi i capelli le nascosero il viso. Era pura come in un sogno eppur terribilmente reale. E quell'indicibile segno poi. Non era una fotocopia in bianco e nero di un dipinto di Schiele. Non potevi appenderla al muro come le altre. Lei aveva colori propri. Colori mai visti e tutti tendevano all'azione. Ecco si, di lei, per lei perdere la testa sarebbe sempre la cosa più giusta da fare. Oggi compio gli anni e 24 sono abbastanza per cominciare a capire cosa sei e di cosa ti nutri. Cominci finalmente a capire a cosa sei allergico. E di una cosa sono assolutamente certo:
Perdo interesse delle cose quando capisco come sono fatte, per questo scelgo di non capirti; scelgo che tu rimanga solo un'idea nella mia testa.
Come uno scultore elimina da un blocco di marmo le parti in eccesso, per dare alla luce una statua; allo stesso modo eliminerò nella mia mente le parti che hai in eccesso, così da poterti sempre contemplare.
Ti lascerò li, nell'angolo più buio; perché se illumini le ombre, scompaiono.
L'importante non è farlo, l'importante è poterlo fare; o almeno credere di poterlo fare.
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