Pur impegnandomi non riesco a ricordare con precisione l'anno in cui gli eventi si verificarono. Ricordo solo che l'Inter aveva fatto il solito campionato di merda; ma questo sfortunatamente non rende più facile la mia ricerca.
Dato la prospettiva che ho di quei ricordi, credo che gli avvenimenti in questione siano avvenuti nella seconda metà degli anni '90.
A quei tempi il concetto di tempo era qualcosa di molto labile. Giorni, mesi, anni; non li ricordo come una linea continua dove gli eventi sono dislocati secondo il loro ordine di successione. Più tosto gli eventi di quel periodo li ricordo come un'enorme gomitolo, pieno di nodi, in cui capo e coda combaciano; in cui le cose avvenivano senza seguire una certa logica.
Sarà per il fatto che all'epoca nulla cominciava e nulla terminava davvero, proprio come gli avvenimenti del mondo dei sogni; non riesci a capire quando hanno inizio e quando terminano, riesci a mantenere solo l'evento. Non avevo particolari preoccupazioni o gioie. Non avevo neanche quello che oggi potrei definire “la mia storia personale”; l'esperienza insomma.
Forse è per questo che ero, e sono tutt'ora, cattivato, attratto, sedotto dai vecchi casolari abbandonati. Cartiere dismesse, fabbriche diroccate e casali ormai inghiottiti dal tempo erano gli habitat ideali in cui rifugiarmi. Quei ruderi, ceneri dei fasti che un tempo ostentavano, trasudavano umide esperienze di vita; alcune anche pagine di storia. Quelle pareti crepate, quegli affreschi divorati dalle muffe, i mosaici interrotti, le vecchie macchine industriali, da li potevo suggere tutta l'esperienza di cui avevo bisogno.
Mi raccontavano storie fantastiche dei personaggi che avevano abitato quei luoghi. Di tanto in tanto la puerile speranza di trovare tracce tangibili del vissuto, erano ripagate da fotografie rovinate o da qualche attrezzo ormai corroso dalla ruggine.
Ma tra le tante, ve ne è una che non ho mai dimenticato. Purtroppo è stata demolita per far posto ad un complesso condominiale dal pessimo gusto estetico.
A differenza delle altre, i tesori che custodiva non si limitavano a qualche utensile arrugginito. Ovviamente anche questa era stata stuprata e deturpata da vandali e dalle stagioni; ma conservava quasi intatta la sua originale quotidianità.
Tra cocci di bottiglie di birra, preservativi, immondizia e siringhe infette; vi erano sparse delle lettere. Alcune di esse divorate dai falò, altre dall'umidità. Fortunatamente però, tra di esse alcune avevano stranamente conservato la propria forma. C'erano addirittura dei libri e delle chiavi di diverse misure. Lo stato di eccitazione del momento non mi fece render conto di ciò che mi circondava.
Arraffai alcune lettere ed altri utensili, preso dall'ingordigia anche alcune manciate di polvere; e corsi verso casa. Lessi le prime lettere faticando con le grafie e la grammatica del tempo lontano. Cercai di ricostruire le vicende narrate, i ruoli familiari, le vicende private. Ad un tratto rimasi pietrificato; scoprendo che non tutti i sarcofagi erano stati violati! Una delle lettere era ancora sigillata, e lo era da sessant'anni.
Non so quanto tempo abbia lasciato trascorrere prima di decidermi di aprirla. Ogni volta che tentavo di farlo le mani mi tremavano, il sudore freddo cominciava e percorre la schiena ed una morsa mi stringeva le budella. Una semplice lettera inviolata riusciva a darmi tutte queste emozioni. Negli anni a venire poche cose hanno sfiorato le stesse emozioni.
Ero moralmente contrario, fin da quella tenera età, nel violare l'intimo altrui. Un giorno però, la curiosità vinse la morale e decisi di violarne i sigilli.
L'autore era un ragazzo, uno studente universitario. In un corsivo ricco di ghirigori e con una grammatica colma di riverenze e di ossequioso rispetto; si rivolgeva imbarazzato a suo padre. Una lettera figlia di un tempo oramai perduto.
Quel ragazzo si chiamava Giorgio, aveva circa vent'anni quando aveva scritto la lettera. Le prime righe come detto, esprimevano un rispetto sporcato da un sentimento di terrore che nutriva nei confronti del padre. Dopo le prime righe, il tono della lettera si arricchì con ulteriori sentimenti. Imbarazzo, vergogna che culminavano nel chiedere il perdono più sincero. Aveva capito il perché del silenzio e del distacco con cui il padre l'aveva ricoperto negli ultimi mesi. Un sentimento di indifferenza così grande da portarlo a non leggere più neanche la corrispondenza di quel figlio lontano. Giorgio studiava a Napoli, si era ammalato di sifilide. Non potendo chiedere le cure adatte all'ospedale dell'università in cui studiava, dato che avrebbe rischiato l'espulsione, decise di chiedere un prestito ad un conoscente della famiglia. Utilizzò quel prestito per potersi curare e portare a compimento l'ambizione di diventare medico. Promise al suddetto conoscente di restituire il tutto entro tre mesi pregandolo di non proferire parola, soprattutto con l'austero padre.
Questi però non rispettò il patto. Inviò una lettera all'austero rivelandogli il debito che il figlio aveva contratto, senza però fare alcun accenno alla malattia di Giorgio. Il padre saldò il debito senza chiedere spiegazioni e sentendosi tradito dalla fiducia accordata a Giorgio, decise di cancellarlo dalla sua lista degli affetti.
Senza non poca fatica Giorgio riuscì a ricostruire gli eventi riversando in quella lettera tutta la verità. In poche decine di righe ebbi l'immagine di una ragazzo fragile che in lacrime e col proprio cuore in mano cercava di riappropriarsi di quell'affetto. Il padre invece decise di riservargli la più grande delle punizioni: il silenzio, l'indifferenza.
Quella stessa indifferenza, probabilmente, fece in modo che quelle parole non vedessero mai la luce . O forse non ne ebbe il tempo, dato che l'annullo sul francobollo portava la data del '40. Probabilmente l'entrata in guerra da parte della nostra nazione fu il motivo per cui è rimasta sigillata. Indifferenza o guerra, rimase sigillata per anni e nessuno, a parte me, seppe la verità. Non mi è mai stato dato sapere se il messaggio contenuto in quella busta sia giunto attraverso altre vie.
In tutti questi anni, sono stato sempre compiaciuto dal pensiero che in qualche modo sia riuscito a liberare nell'etere quel messaggio e che in qualche modo abbia raggiunto il destinatario. Rendendo, probabilmente, lieto il sonno di qualcuno.
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